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lunedì 25 maggio 2020

Impulsi irrazionali e razionalità tecnica-STEP#18

"Ma contrariamente a quanto pensava Weber, analogo declino attende, secondo Severino, anche l'ideologia capitalista perché, se è vero, come scrive Weber, che:"il capitalismo può essere identificato con il temperamento o perlomeno con il controllo razionale di quegli impulsi irrazionali che sono l'istinto del 'profitto' e la 'sete di guadagno' anzi del massimo guadagno monetario possibile", il capitalismo ha solo moderato, non eliminato quell'impulso che, essendo "irrazionale" non può evitare di entrare il conflitto con la razionalità tecnica.
Umberto Galimberti
Finché la tecnica era abbastanza grande e pochi erano gli operatori animati da quell'impulso irrazionale, ma soprattutto modesti erano i mezzi tecnici in grado di distruggere la terra per soddisfare quell'impulso, poteva bastare la "disciplina" capitalistica, ma ora che la terra s'è fatta piccola, numerosi gli operatori e giganteschi i mezzi tecnici, il capitalismo si trova nella contraddizione di poter realizzare i propri scopi solo attraverso una progressiva distruzione della terra."
U. Galimberti, Psiche e Techne

Umberto Galimberti, filosofo, giornalista, psicanalista, sociologo e accademico, scrive nel 1999 Psiche e Techne, L'uomo nell'età della tecnica
Ho estrapolato una parte che, a mio parere, rende chiaro l'atteggiamento dell'uomo nei confronti della tecnica al giorno d'oggi. Il taglio di Galimberti è ben evidente: nelle poche righe da me riportate ritroviamo già una serie di rimandi ad altri autori, in accordo con il suo modo originale dalla forte tendenza all'interdisciplinarietà.  
Il concetto da cui parte il filosofo è in questo caso l'impulso irrazionale verso il profitto e la sete di guadagno.
Tale istinto rivolto, addirittura,  al "massimo guadagno monetario possibile" è stato in parte frenato dallo stesso capitalismo, seppure abbia continuato a persistere nella natura stessa dell'uomo.
Al contrario della tecnica antica, che riusciva a rientrare entro certi limiti, la tecnica contemporanea sembra aver trovato nella violazione stessa della natura il suo punto forte, andando a emancipare sempre di più l'uomo nella sua condizione di superiorità dal mondo animale.


Tale tecnica, dunque, appare perfetta per l'impulso irrazionale dell'uomo, che ritrova nello sfruttamento della terra e nell'applicazione di strumenti sempre più accurati e inquietanti la massima espressione del suo istinto primordiale.  Da sempre ne è stata l'essenza: gli ha permesso di estendere il suo dominio su tutta la terra; senza di essa non sarebbe sopravvissuto. Eppure ad oggi la tecnica, da sempre usata per dominare il mondo, diventa l'ambiente dell'uomo, subordinando le esigenze del genere umano a quelle di essa stessa.
Non a caso lo stesso Bacone aveva proclamato, secoli prima, "Scientia est potentia".
A questo punto l'irrazionalità dell'impulso rivolto al guadagno entra in conflitto con il mondo della tecnica ma, se a occhi esterni e in parte superficiali appare ancora una certa dualità, agli occhi del filosofo è rimasto un unico soggetto, l'apparato tecnico, che ha reso suoi predicati tutti i singoli soggetti.

Bibliografia: Umberto Galimberti, Psiche e Techne, L'uomo nell'età della tecnica, Feltrinelli editore

domenica 24 maggio 2020

Il Daimon come impulso creativo, Carl Gustav Jung

"Non sarà il
dèmone a scegliere voi, ma voi il dèmone […]. La
Mosè (o il nucleo solare), Frida Kahlo, 1945
virtù non ha padroni; quanto più ciascuno di voi la onora, tanto più ne avrà; quanto meno la onora, tanto meno ne avrà. La responsabilità, pertanto, è di chi sceglie. Il dio non ne ha colpa”

Platone, Il mito di Er


Il termine daimon (Δαίμων), oggi tradotto comunemente demone, non va confuso con l’idea di essere demoniaco che si ha dall’avvento del cristianesimo. Di etimologia incerta, il termine è forse legato al verbo "daiomai", che significa “spartire”, “distribuire”, che vorrebbe intendere che il demone è colui che “distribuisce, o assegna, il destino”.
Il concetto di "daimon" deve il suo successo a un'opera di Platone, il mito di Er, nella quale il filosofo descrive i tratti salienti del concetto che sarà poi centrale nella filosofia occidentale. La citazione che ho inserito a inizio post riassume in maniera chiara il significato che il filosofo dà al demone: un compagno dell'anima umana che ha lo scopo di ricordarle il suo destino e di far sì che venga realizzato.
C.G Jung

Molti secoli dopo saranno Carl Gustav Jung e J. Hillman a occuparsene, rendendolo uno dei cardini della psicanalisi. Seguendo il punto di vista del primo filosofo, il daimon è un'entità autonoma che risiede nell'inconscio, inspiegabile all'uomo. Il suo scopo diventa quello di stimolare l'anima che sta assistendo, in modo da spingerla verso aree inesplorate e nell'uso continuo dei talenti e delle abilità che ha a disposizione.
Esso è fuori ogni cosa che concerne la società, la famiglia, le regole da seguire nel rapportarsi agli altri. Il daimon è soltanto un archetipo dell'inconscio e, a tal proposito, Jung lo definirà un impulso creativo.
Il modo per sfruttare al meglio questo compagno di vita, secondo il filosofo, è quello di accedere a questo archetipo, dialogare con lui e cercare quel giusto equilibrio tra la vita in società e la sua espressione.
J.Hillman

Hillman, nel "Il Codice", condividendo il punto di vista di Jung, suo maestro, scriverà:
Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro
. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
che ricorda il contenuto della nostra immagine
, gli elementi del
disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
destino
”.
Notiamo, inoltre, un forte rimando al pensare per immagini che il filosofo definisce "fare anima" .


La memoria come attività immaginativa

Massimo Cacciari, filosofo, politico, accademico e opinionista italiano, ha trattato un argomento fortemente impegnativo e complesso partendo dall'esperienza di quello che fu un grande storico e critico dell'arte tedesco, Aby Warburg.
Aby Warburg
Nel corso della sua vita quest'ultimo si era occupato da sempre della memoria, interrogandosi soprattutto sui meccanismi che portavano a una riproducibilità di temi e concetti.
Essendo uno storico dell'arte aveva posto l'attenzione su "Le dejeneur sur l'herbe", di Manet, e andando a ritroso, anche grazie alla sua forte passione per i particolari, aveva riscontrato la stessa disposizione dei personaggi in una serie di opere di anni addietro. Tale circostanza lo affascinava non poco, poiché rivelava un'inconsapevolezza del ricordo, quasi una memoria inconscia.
Cacciari, dunque, rifletterà a partire dagli studi di Warburg, sul concetto di ricordo e di memoria, osservando come la visione di memoria riproduttiva (relativa a una riproducibilità fine a sé stessa) sia sbagliata. Al contrario, per il filosofo, si deve parlare di memoria come attività immaginativa, come un qualcosa che inventa immagini sulla base di precisi stimoli e impulsi creativi.
Massimo Cacciari
E' da questo che inserisce anche una riflessione sulla filologia: la parola filologia presenta la stessa struttura linguistica della parola filosofia ("amore per la sapienza"). Filologia rappresenta, quindi, l'amore per il verbo ("logos"), non una semplice mania fotografica e riproduttiva ma sentirsi chiamati da una parola e considerare questa chiamata come un vero e proprio atto d'amore. La relazione tra le due discipline è quindi fortissima, non a caso, Warburg, come dirà lo stesso Cacciari, si definì "filologo nato in Platonia".
Il filologo, infine, si rivolge alla memoria che lo richiama verso una dimensione trascorsa attraverso impulsi creativi e non a un passato morto e ormai lontano.
Si tratta di una visione molto interessante che continua il filo logico che Aby Warburg aveva intrapreso anni prima, forse compreso solo in parte.





Link:https://www.youtube.com/watch?v=y1THsvvv-NM

martedì 19 maggio 2020

Abbecedario dell'impulso-#STEP17


<<La stesura di un abbecedario della mia parola ha costituito anche l'occasione per creare una prima rete di collegamenti tra i vari argomenti trattati nel corso di questi mesi, tutti inerenti al concetto di impulso. A tal proposito ho inserito dei link in modo da rendere più rapida la correlazione.>>

-Amore  
-Battere
-Causa
-Desiderio  
-Evasione 
-Forza
-Giovinezza
-Hankering
"a strong wish"(un forte desiderio)
-Istinto  
-Jung Gustav
-Knock down  
"Di pugile, atterrare l'avversario in maniera repentina e violenta"
-Libertà
-Movimento  
-Novità
-Obbedire
-Persuasione
-Quantità di moto  
-Resistenza
-Spinta
-Tempo
-Urto 
-Violenza 
-Wherterismo 
"Atteggiamento e comportamento, caratterizzato dall’inclinazione a una tormentata e dolorosa inquietudine, accompagnata da scatti di ardente passionalità, considerato tipico dell’eroe romantico".
-Xilofono
-Yen 
"a strong feeling of wanting or wishing for something" (una forte sensazione nel volere o desiderare qualcosa".
-Zibaldone  


venerdì 15 maggio 2020

Testimonial dell'impulso:Vilfredo Pareto, il nuovo prototipo di ingegnere e lo slancio verso il futuro-STEP#16

Vilfredo Federico Damaso Pareto
Vilfredo Federico Damaso Pareto  (Parigi,15 luglio 1848-Cèligny, 19 agosto 1923) fu un ingegnere, economista e sociologo italiano.
Oltre che per tutte le ricerche avanzate in molti dei campi trattati nel corso della sua vita, che portarono a risultati dalla grande importanza, ripresi ancora oggi in particolare in ambito sociologico, ho deciso di parlare di questo personaggio perché, a mio parere, rappresentante attraverso la sua stessa esistenza del concetto di impulso.

Cosa c'entra l'impulso con Vilfredo Pareto?

Il giovane ingegnere, dopo essersi laureato presso la scuola di Applicazione per ingegneri, a Torino, con una tesi sui  "Principi fondamentali della teoria della elasticità dei corpi solidi e ricerche sulla integrazione delle equazioni differenziali che ne definiscono l'equilibrio",  e dopo aver dedicato qualche anno  all'ambiente puramente ingegneristico, se ne distaccò, senza mai allontanarsene del tutto.
Pareto rappresentò, dunque, un nuovo prototipo di ingegnere dal momento che decise di applicare quelle nozioni che aveva appreso nel corso dei suoi studi a campi che in quel tempo ne erano "in parte" estranei, quali l'economia prima e la sociologia dopo.
In questo modo diede prova di quanto fosse sbagliata quella visione che talvolta, purtroppo, si evince anche al giorno d'oggi quando parlando di ingegneri si pensa esclusivamente a "coloro che progettano gli edifici, i ponti, le strade" e via discorrendo.
Pareto è l'emblema dell'ingegnere moderno: colui che ha appreso i fondamenti delle scienze dure, per poi applicarli ai più svariati contesti, interessandosi all'ambiente circostante non solo da un punto di vista scientifico, ma anche culturale e sociale.
L'esperienza di questo personaggio darà essa stessa un impulso fortissimo al nuovo modo di intendere l'ingegnere, tanto che Filippo Burzio, anch'egli laureatosi presso il Politecnico di Torino, se ne innamorerà e ne incarnerà le idee, diventando oltre che matematico e ingegnere, anche politologo e giornalista.
Si tratta si quella che possiamo considerare una sorta di rivoluzione dell'ingegnere che si sta staccando dal suo spazio ambiente, per allargare la sua conoscenza a tutto il mondo circostante.
Ed è in questo modo che Pareto toccherà livelli altissimi in ambito sociologico, nel quale andrà a inserire incessantemente il tarlo della matematica e della fisica.

Filippo Burzio

A tal proposito cito "Razionalismo, Antirazionalismo, esistenzialismo virtuale, nella sociologia di Vilfredo Pareto" di Italo Vaccarini, il quale scrive: "E' l'istinto al ragionamento logico, che si concretizza nell'impulso alla razionalizzazione degli atteggiamenti e dei comportamenti. Dunque le azioni umane sono la risultante della componente razionale, che si palesa in vario modo e grado nella connessione mezzo-fine, e della componente irrazionale, in quanto quelle azioni sono manifestazioni di forze psichiche[...]. Forze che, in quanto si attualizzano intrinsecamente in sforzi, comportano un consumo di forze, cioè un dispendio di energie. Sotto questo profilo le azioni non sono che forze applicate nel senso della meccanica classica, come tali si configurano come determini ciechi. Coerentemente Pareto attinge alla semantica della meccanica classica, sostenendo: che la forma della società, l'equilibrio sociale, sono un effetto determinato dall'applicazione di un concorso di forze."
Ergo, è evidente quanto Pareto abbia rivoluzionato la figura dell'ingegnere: per trattare il comportamento umano utilizza la meccanica classica, conoscenza dovuta alla sua formazione ma che nessuno aveva mai pensato di applicare a concetti così "apparentemente distanti".


Per le motivazioni esposte finora, dirò che Pareto incarna il concetto di impulso, in quanto ha modificato completamente la figura del'ingegnere che si era instaurata da secoli, slanciandosi nel futuro e spingendo le giovani menti future nell'ampliare la propria ricerca a svariati ambiti, molti dei quali lontani  dal mondo di formazione, seppure solo in maniera apparente.
Si tratta del'ingegnere moderno, l'ingegnere che aspiro a diventare.



Link:https://books.google.it/books?id=ZV4LDAAAQBAJ&pg=PT12&lpg=PT12&dq=pareto+impulso&source=bl&ots=YAErZrSfOD&sig=ACfU3U1ex3QeEmx6tlNARdrQ6JDfis9ApA&hl=it&sa=X&ved=2ahUKEwjS47KIzbXpAhUHVBUIHXGGA-gQ6AEwBHoECAoQAQ#v=onepage&q=pareto%20impulso&f=false

giovedì 14 maggio 2020

I limiti dello sviluppo: l'impulso a uno sguardo d'insieme-STEP#15

"Il dibattito aperto da questo rapporto, anche se utile a innescare questo movimento in forma razionale, ed evitare possibilmente il precipitare di una crisi senza sbocchi, non è che una fase di un processo che deve andare assai più in profondità. Il guasto, infatti, è profondo, alle radici medesime del nostro tipo di civiltà. Ricerche più avanzate, autocritiche genuine, meditazioni più penetranti saranno necessarie.
Se avremo la forza morale per intraprenderle, non solo potremo sperare di correggere il corso degli eventi per evitare il peggio che già si profila per un non lontano futuro, ma potremo forse gettare le basi di una nuova grande avventura dell'uomo, la prima a dimensioni planetarie, quali le sue conoscenze e i suoi mezzi tecnico-scientifici oggidì non solo permettono, ma ormai impongono."

Roma, maggio 1972
Aurelio Peccei

Club Di Roma, da sinistra a destra: Jorgen Randers, Jay Forrester,
Donella Hager-Meadows, Dennis L. Meadows and William W. Behrens III

Aurelio Peccei
, oltre che imprenditore italiano, direttore del Club di Roma, associazione non governativa di scienziati, uomini d'affari e attivisti, nata nel 1968, scriveva le parole da me riportate a conclusione dell'introduzione di un'opera dal successo mondiale, "I limiti dello sviluppo".
I Limiti dello Sviluppo,1972
 Si tratta di quello che gli stessi autori, Donella H. Meadows, Dennis L. Meadows, Jørgen Randers e William W. Behrens III, componenti del Club di Roma, definirono "rapporto sui dilemmi dell'umanità" andando a interrogarsi, in particolare, sulle conseguenza della continua crescita della popolazione e sulla sopravvivenza stessa della specie umana.
Ciò che emerge da questo grandissimo lavoro è un nuovo modo di intendere le problematiche relative all'umanità, avvolgendole da un unico sguardo d'insieme e considerando ogni crisi come strettamente correlata alle altre. E' quanto è evidente nel "The structure of the World Model", nel quale osserviamo l'interdipendenza di tutte quelle crisi (crisi alimentare, crisi da costi, crisi da inquinamento...), che fino a quel tempo erano state considerate a sé stanti.



The structure of the World Model

Niente è da intendere nella sua individualità ma tutto è collegato: soltanto in questo modo si può cercare di dare un senso alle problematiche che riguardano il nostro mondo e di comprendere le conseguenze di atteggiamenti umani pericolosi.
L'impulso a una nuova visione delle crisi e delle loro conseguenze è notevole: è per questo che il libro avrà un successo enorme in tutto il mondo, andando a modificare in particolare quel metodo ormai radicato da decenni che prevedeva l'analisi individuale di una crisi e delle sue conseguenze.


Aurelio Peccei, direttore e fondatore
del Club di Roma
Peccei, scriveva inoltre, "Che cosa succede effettivamente in questo mondo piccolo, sempre più dominato da interdipendenze che ne fanno un sistema globale integrato dove l’uomo, la società, la tecnologia e la Natura si condizionano reciprocamente mediante rapporti sempre più vincolanti?”, rivolgendo l'attenzione, appunto, alla necessità di uno sguardo d'insieme, in modo da cogliere tutte le interdipendenze, anche quelle più sottili.
Il libro stesso gioca sulle relazioni tra le varie problematiche: è suddiviso in 10 scenari, ognuno riguardante una crisi nello specifico. Ciascuna di queste,però, parte da presupposti trattati in precedenza e si collega a concetti che verranno discussi in seguito, creando una fitta rete di interdipendenze.



Ad oggi possiamo solo ringraziare il Club di Roma per aver anticipato quanto effettivamente è accaduto nel mondo, predicendo risvolti a cui purtroppo abbiamo assistito.
Il ringraziamento più grande, però, è collegato all'impulso dato nella diffusione di un nuovo modo di agire, basato sulla consapevolezza della finitezza del mondo, e non più su quel metodo ormai vecchio e obsoleto.

giovedì 7 maggio 2020

Amore morboso e impulso criminale-STEP#14

Lo scorso 31 marzo,  Lorena Quaranta, giovane laureanda in medicina di Favara,comune siciliano in provincia di Agrigento, è stata uccisa dal  fidanzato Antonio de Pace, infermiere.
Secondo le ricostruzioni, la coppia era sempre stata una coppia tranquilla, mai scossa da particolari liti, se non dalla preoccupazione del ragazzo, che svolgendo un lavoro in ambito sanitario, nutriva una forte ansia dovuta alla possibilità di ammalarsi a causa dell'emergenza Covid.
A quanto affermato durante una prima confessione, il ragazzo avrebbe ucciso la compagna strangolandola, per poi tentare di tagliarsi le vene egli stesso, invano. La giustificazione di De pace è inusuale: il ragazzo sarebbe stato spinto dall'ansia dovuta proprio alla preoccupazione di essere stato contagiato dal virus e con lui la compagna Lorena.


Per il gip di Messina, Eugenio Fiorentino, ad oggi il movente dell'omicidio non è ancora chiaro.
Egli scrive in un provvedimento: “Nei limiti propri di questa fase del procedimento e salvo gli ulteriori elementi che dovranno essere acquisiti, appare sostenibile che la determinazione a compiere il reato sia sorta sulla base di uno stimolo esterno così lieve, banale e sproporzionato rispetto alla gravità di quanto commesso, da potersi considerare -sulla base comune del sentire – del tutto insufficiente a determinare la commissione del delitto, costituendo quindi più che la causa dell’agire del reo, un mero pretesto per dare sfogo al proprio impulso criminale”.
Il gip comincia a riflettere sul crudo impulso criminale del giovane, di cui aveva già parlato Giuseppe Quaranta, zio della vittima a Fanpage, "Non è’ un omicidio, è un assassinio portato a termine nel modo più sanguinoso possibile. Il bravo ragazzo, il ragazzo premuroso e rispettoso degli altri, rispettoso della sua ragazza e della famiglia di lei, alla prima vera litigata si sente probabilmente ferito nel suo orgoglio di maschio virile, espressione di un “io” rimasto ancora ancorato a una fase primordiale dello sviluppo, mostra la sua vera faccia, senza nessun freno inibitore di tipo sociale, antropologico e psicologico nello stesso tempo".
L'impulso criminale del ragazzo appare, dunque, insisto nella sua stessa natura, sebbene mascherato da sempre in maniera magistrale.


Il femminicidio, che attualmente si presenta in Italia con numeri spaventosi, è sempre legato a un'impulsività criminale, ad atti violenti, che procurano sofferenza, ferite e morte.
Gli psicoterapeuti hanno cercato di dare una definizione al femminicidio impulsivo. Come leggiamo sul sito State of mind, "esso  è caratterizzato da alcune peculiarità: la minaccia per la perdita di qualcosa che appartiene, la rabbia esplosiva e l’impulsività che trasforma la rabbia in comportamenti di attacco e di violenza espressa".

Per saperne di più: https://www.stateofmind.it/tag/femminicidio/
E' arrivato il momento di porre fine a tutta questa violenza e morte di donne innocenti le quali, purtroppo, hanno perso il diritto a vivere a causa dell'impulso criminale di uomini violenti.


Linkhttps://www.agrigentooggi.it/lomicidio-di-lorena-quaranta-assassino-ha-sfogo-al-proprio-impulso-criminale/
https://www.fanpage.it/attualita/femminicidio-di-lorena-per-de-pace-accusa-di-omicidio-aggravata-dai-futili-motivi/
http://www.messinatoday.it/cronaca/omicidio-lorena-quaranta-indagini-movente-parla-avvocato-famiglia-giuseppe-barba.html
https://www.stateofmind.it/tag/femminicidio/

venerdì 24 aprile 2020

Il coronavirus e l'impulso alla digitalizzazione-STEP#11

I giorni che stiamo vivendo sono molto duri per tutti. Mai avremmo immaginato di ritrovarci chiusi nelle nostre abitazioni senza possibilità di contatto con altre persone. Mai avremmo pensato che quel virus che in un primo momento ci sembrava tanto lontano sarebbe arrivato nelle nostre famiglie, nelle città, nei luoghi che frequentiamo tutti i giorni.
La vita continuava a procedere ai ritmi di sempre, ognuno era preso dalle sue cose, da una frenesia che caratterizzava ormai la nostra esistenza, eppure, da un giorno all'altro, tutto si è bloccato. C'è stato chi si è ribellato, chi si è ritrovato incredibilmente disorientato, chi ha avuto davvero paura.
Ad oggi siamo qui, a due mesi dall'entrata in vigore della quarantena con una speranza sempre più forte che le cose possano tornare come prima.
La domanda che a questo punto mi pongo è la seguente: le cose potranno tornare come prima?
Certo ci sono stati tanti cambiamenti, cambiamenti che ci hanno fatto male, molto male, ma altri che ci hanno spinto a modificare il nostro stile di vita per far fronte a esigenze ormai cambiate.
Uno di queste è l'impulso fortissimo dato alla digitalizzazione. Io stessa ho visto la mia vita di studentessa stravolta da questi mezzi che mi hanno permesso di svolgere esami, di seguire lezioni, di partecipare a classi  virtuali con colleghi provenienti da tutte le parti del mondo!
In un'intervista da parte del giornale "Il Fatto Quotidiano", Angelo Bardini, Ambassador dell'Indire, Ricerca dell'innovazione per la scuola italiana, ha usato una metafora che mi è piaciuta molto, perché a mio parere rende bene il concetto su cui mi sto soffermando. Egli, parlando, appunto della scuola italiana e dei suoi sforzi verso la digitalizzazione dice, "Questa emergenza è come quando ti buttano in mare da bambino e sei costretto ad imparare a nuotare: per tanti sarà un impulso importante alla modernizzazione”.

Non voglio soffermarmi soltanto sulla scuola, ma allargare lo sguardo a tutte le aziende che hanno promosso lo smart-working e hanno permesso il lavoro da casa. C'è stato un lavoro immenso; la digitalizzazione è entrata in un modo o nell'altro nelle case di tutti gli italiani e ha riempito le vite che in un primo momento avevano perso quei punti di riferimento che sono la scuola e il lavoro.

Non solo, sono stati distribuiti strumenti tecnologici a chi non avesse la possibilità di comprarli, sono state create piattaforme online per tutti, dai più piccoli ai più grandi, in modo da riempire anche i momenti da sempre dedicati allo svago.
L'Italia ha fatto passi da gigante.
Al termine di questa riflessione direi che la risposta alla mia domanda è no: non potrà mai tornare tutto come prima. Aldilà di questa vicenda così triste che lascerà una ferita nei cuori di tutti mi sento di dire che l'impulso che è stato dato alla digitalizzazione non sarà fine a sé stesso ma continuerà a far parte delle nostre vite, cambiando molti modi di fare che avevamo prima.

Link:https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/03/05/coronavirus-scuole-chiuse-dallimpulso-per-la-digitalizzazione-alla-mancanza-di-contatto-vantaggi-e-criticita-delle-lezioni-a-distanza/5725929/

Sintesi finale-STEP#24

Impulso . Una sola parola, tanti significati. Non avevo mai avuto modo di pensare a quante e quali fossero le riflessioni e i concetti into...