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venerdì 12 giugno 2020

Sintesi finale-STEP#24

Impulso.
Una sola parola, tanti significati. Non avevo mai avuto modo di pensare a quante e quali fossero le riflessioni e i concetti intorno a tale argomento, né ad altri in generale, in quanto al giorno d'oggi tante sono le parole di cui abbiamo dimestichezza eppure di poche conosciamo il significato nella loro completezza.
L'esperienza del blog mi ha permesso di allargare il mio modo di pensare, di guardare  a più mondi insieme, di agire con fare interdisciplinare analizzando temi che vanno dall'ingegneria alla filosofia, passando per l'arte e la letteratura.
Immagine simbolo relativa
al significato fisico dell'impulso
L'impulso è un concetto che ho conosciuto per la prima volta nel corso di questo semestre durante lo studio della meccanica: "L'impulso è pari alla variazione di quantità di moto". In realtà analizzandolo dal punto di vista perlopiù umano ho scoperto di averlo portato sempre con me. L'impulsività mi ha caratterizzato sin da piccola ed è per questo che ho basato la serie tv (in leggera parte, quindi, autobiografica) su una ragazza impulsiva e ho deciso di introdurre un'analisi dell'impulsività.
L'etimologia della parola ci ricorda che impulso rappresenta il comunicare il moto ad un altro, eppure non deve essere inteso esclusivamente come una spinta in senso puramente meccanico.
Leopardi, ad esempio, ci ha insegnato che la poesia stessa può essere vista come "impulso dell'anima" mentre Mirò, esponente del Surrealismo,  ha rilevato in ciascuno di noi, e in lui stesso in primis, un impulso creativo. E' in ambito filosofico che si sono avuti i punti di vista più contrastanti: mentre alcuni filosofi hanno dato un'accezione positiva all'impulso, tra i tanti Fichte che lo ha considerato parte integrante dell'essere umano, molti altri ne hanno analizzato gli aspetti più oscuri (Sant'Agostino con la sua aspra critica agli impulsi del peccato o Aristotele che, nell'Etica Nicomachea, ha espresso la necessità di un dominio della ragione sull'impulso). Quest'ultimo, da un certo punto di vista, si è discostato dal suo maestro, Platone, il quale, al contrario, non aveva negato la forza degli impulsi, purché condotti nella giusta direzione dalla ragione.
E' Hobbes, filosofo britannico del Seicento, a dire fermamente che in ciascun uomo vive l'impulso all'autoconservazione, in quanto sfugge la morte che considera il peggiore dei mali (argomento già trattato dagli stoici).

Impulso significa anche tendere verso qualcosa di innovativo, o verso un qualcosa che non è condiviso da tutti ma che ci caratterizza. E' quanto accade al testimonial dell'impulso, Vilfredo Pareto, che  si slancerà verso un nuovo prototipo di ingegnere. In questo ambito rientra anche l'impulso alla digitalizzazione che si è avuto a causa della pandemia che quest'anno ha sconvolto le nostre vite.
Il Club di Roma, inoltre, è stato da me annoverato tra quelli che si sono distaccati dalla tradizione, poiché attraverso i "Limiti dello sviluppo" si è spinto verso un nuovo modo di osservare e analizzare le crisi basandosi principalmente su uno sguardo d'insieme.
Mappa concettuale

Ci stiamo pian piano avvicinando alla modernità, eppure Francis Bacon nella Nuova Atlantide, opera del 1624, aveva anticipato un po' i tempi mostrando, utopicamente, una società che si interrogava sui "secreti impulsi delle cose" andando a scavare scientificamente nei fenomeni non solo naturali ma anche sociali. Sono passati tanti anni dal Seicento e l'approccio uomo-scienza o meglio uomo-tecnica è cambiato. E' quanto ci mostra Umberto Galimberti, filosofo contemporaneo, che ha rilevato un certo dualismo tra impulsi irrazionali e razionalità tecnica. Egli ha, però, allo stesso tempo, mostrato quanto la tecnica negli ultimi anni si stia adattando a quell'impulso inconscio dell'uomo che Marx aveva definito impulso ad accumulare ricchezza.
Abbiamo dunque osservato lati positivi e negativi del concetto di partenza ed è quanto è riscontrabile anche nell'essere umano inteso come corpo dotato di anima. Uno dei sentimenti più forti per l'uomo è l'amore, quale impulso più bello, che ci spinge verso qualsiasi azione (quanto abbiamo visto nel cinema con Romeo and Juliet). Tali azioni, però, non sempre sono positive ed è quanto è evidente dagli ultimi articoli di cronaca, sempre più intessuti di femminicidi dovuti a un impulso criminale, legato a un amore che è ormai diventato morboso.

Concludendo, i temi toccati sono stati molti, passando anche per la poesia con Alda Merini e il suo impulso come rassegnazione e per la letteratura americana con Guthrie, che ha ritrovato tale concetto
nella carovana di pionieri alla volta dell'Oregon.

Vorrei concludere questo viaggio utilizzando la citazione di Aleister Crowley con cui ho aperto il blog: "È un terribile errore lasciare ristagnare qualsiasi impulso naturale, fisico o mentale. Sopprimetelo, se volete, e liberatevene o realizzatelo, e toglietevelo di torno, ma non consentitegli di restare lì a putrefare".



lunedì 1 giugno 2020

L'etica e l'impulso-STEP#21

Molti filosofi, nel corso dei secoli, hanno toccato il tema dell'impulso in ambito etico e, conseguentemente, molte sono state le visioni e le analisi intorno a tale tema. Ho deciso di mostrarne due discordanti, in modo da illustrare quanto possa essere vasta la riflessione sviluppatasi sul concetto di impulso e sul suo significato.

Copia romana in Palazzo Altemps del busto
 di Aristotele di Lisippo

Ad Aristotele,  considerato con Platone, suo maestro, e Socrate uno dei padri del pensiero filosofico occidentale, è attribuito il primo trattato sull'etica come argomento filosofico: l'Etica Nicomachea. Si tratta di una raccolta di appunti non destinata alla pubblicazione. 
Nel corso della trattazione il filosofo si sofferma su una distinzione delle virtù: virtù dianoetiche e virtù etiche.
Le prime sono riferite alla ragione discorsiva e conoscitiva, (διάνοια, diànoia, "pensiero, intenzione"), mentre le seconde riguardano perlopiù l'attività pratica (da ἔθος [o ἦθος], ethos "carattere", "comportamento", "costume", "consuetudine").
Le virtù dianoetiche sono costituite dalla sapienza e dalla saggezza e, dal momento che elevano l'essere umano al di sopra di tutti gli altri animali, rappresentano le facoltà a cui ciascun uomo deve tendere.

"Non è possibile essere virtuosi senza la saggezza, né essere saggi senza la virtù etica"
Aristotele, Etica Nicomachea, VI, 13

Il Partenone ad Atene
Le virtù etiche, seconde a quelle dianoetiche, rappresentano quelle abitudini di comportamento volte a dominare gli impulsi. E' qui che l'impulso entra nella etica Aristotelica: i desideri, gli istinti devono essere dominati dalla ragione attraverso tali virtù in modo da spingere l'uomo verso la saggezza e la sapienza. 
Per il filosofo, dunque, non è possibile elevarsi dal mondo animale se non si dominano gli impulsi, i quali ci vincolano in una dimensione puramente terrena. 
Il punto di vista aristotelico circa gli impulsi è quindi negativo, e sarà ripreso da molti filosofi nei secoli a venire, in particolare dai filosofi della cristianità (tra questi Sant'Agostino, già citato in uno scorso post).
Il dominio degli istinti e della passioni consiste perlopiù nella teoria del giusto mezzo:

"La virtù è una disposizione abitudinaria riguardante la scelta, e consiste in una medietà in relazione a noi, determinata secondo un criterio, e precisamente il criterio in base al quale la determinerebbe l'uomo saggio. Medietà tra due vizi, quello per eccesso e quello per difetto"

Aristotele, Etica Nicomachea, II, 6

Raffaello, Scuola di Atene, 1509-1511, Musei Vaticani
Gli impulsi devono quindi essere eliminati allenando la ragione nel mediare tra due atteggiamenti contrapposti in modo da non sfociare nell'eccesso né nella scarsezza. Aristotele ritiene possibile, inoltre, persuadere la parte irrazionale dell’anima, quella cui fanno capo impulsi e desideri, a obbedire alla ragione tramite rimproveri ed esortazioni. Sul piano etico tale persuasione è affidata alla parte razionale dell’anima, il cui fine è il bene migliore.

Johann Gottlieb Fichte
In contrapposizione alla visione etica di Aristotele troviamo in Fichte, filosofo tedesco di metà Settecento circa, un pensiero completamente diverso.
L'etica stessa è per il filosofo dovuta alla presenza in ogni uomo di un impulso che lo spinge ad agire e che rappresenta una sorta di obbligazione incondizionata.
La natura umana è, infatti, caratterizzata dalla compresenza di un impulso naturale, insieme di inclinazioni, desideri e tendenze sensibili che mantiene l'essere razionale in rapporto con il resto del mondo, e l'impulso puro che mira all'assoluta indipendenza e autodeterminazione. 

"L'impulso naturale si rivolge a qualcosa di materiale solo in vista della materia; al godimento per il godimento; l'impulso puro si rivolge invece all'assoluta indipendenza dell'agente come tale [...]: alla libertà per la libertà..."
Fichte, Il sistema della dottrina morale

Moonrise Over the Sea, Caspar David Friedrich, 550x710 mm
Colore ad olio
Nonostante essi siano diversi tra loro, sono complementari, poiché è dalla loro unione che nasce l'impulso morale, che spinge verso il principio della moralità. La mediazione (per rifarci un po' alla trattazione aristotelica del giusto mezzo appena vista) tra la spinta dell'impulso puro e quella dell'impulso naturale porta l'uomo ad agire in concreto nella società, tendendo a una completa autonomia che, seppur essendo qualcosa di irraggiungibile, è ciò a cui tutti gli esseri razionali finiti aspirano.
E' evidente, dunque, che Fichte si discosta dal pensiero aristotelico in quanto evita la condanna dei desideri e degli istinti, ma anzi, li rende parte integrante di quell'impulso morale che caratterizza gli uomini e che permette loro di vivere in società e di agire coerentemente alla propria natura.


mercoledì 27 maggio 2020

Poesia come impulso dell'anima-STEP#20

"E infatti il poema epico è contro la natura della poesia. 
1° Domanda un piano concepito e ordinato con tutta freddezza
 2° Che può aver a fare colla poesia un lavoro che domanda più e più anni d'esecuzione? La poesia sta essenzialmente in un impeto. È anche contro natura assolutamente impossibile che l'immaginazione, la vena, gli spiriti poetici, durino, bastino, non vengano meno in sì lungo lavoro sopra un medesimo argomento. È famosa, non meno che manifesta, la stanchezza e lo sforzo di Virgilio negli ultimi 6. libri dell'Eneide scritti veramente per proposito, e non per impulso dell'animo, né con voglia."

29 agosto 1828

A. Ferrazzi, Giacomo Leopardi, 1820 circa, olio su tela,
Recanati, Palazzo Leopardi
"Un immenso scartafaccio" per citare lo stesso Giacomo Leopardi, lo Zibaldone, da cui sono tratte le righe da me inserite,  rappresenta una sorta di diario all'interno del quale nel corso degli anni, a partire dall'estate 1817 , il filosofo annota una serie di appunti, di riflessioni e di pensieri.
Si tratta di una vera e propria autobiografia personale, che verrà compresa completamente forse solo qualche decennio fa, portando alla luce un nuovo Leopardi e con lui un'analisi moderna e innovativa del suo pensiero. L'opera stessa diventa il luogo di un'elaborazione intellettuale incessante che ritroviamo nei lavori che via via videro la pubblicazione nel corso degli anni. 

Copertina della prima edizione
(vol. VI, 1900)
Lo Zibaldone era inizialmente il luogo di riflessione centrato prevalentemente sull'attività di poeta nel quale Leopardi annotava idee o spunti. A tal proposito degno di nota è un pensiero datato 29 agosto 1828 in cui riscontriamo il concetto di poesia come impulso dell'anima.
Approfittando di un'analisi dei poemi epici, infatti, Leopardi osserva quanto la poesia possa essere assimilata a un impeto. Non a caso rivede nella lirica il "solo primitivo e solo vero genere di poesia" poiché collegata a una miriade di sentimenti che l'uomo, e il poeta, prova e desidera esprimere. 
E' naturale il domandarsi su come un'opera, quale il poema epico, che richiede anni e anni di esecuzione e, di conseguenza, anni e anni di riflessione, possa essere considerata opera poetica.

Il filosofo, però, riesce a trovare immediatamente un controesempio, in quanto scrive "Il Furioso è una successione di argomenti diversi, e quasi di diverse poesie; non è fatto sopra un piano concepito e coordinato in principio; il poeta si sentiva libero di terminare quando voleva; continuava di spontanea volontà, e con una elezione, un impulso." 
In questo modo riconosce all'Ariosto la capacità di rendere opera poetica un poema cavalleresco composto da 46 canti. Tale capacità è dovuta all'aver trattato storie diverse legate a impeti e passioni piuttosto che a fatti e avvenimenti.
L'invettiva di Leopardi verrà rivolta anche nei confronti della drammatica, la quale è "cosa prosaica" dal momento che presenta versi "di forma, non di essenza".

La biblioteca di Palazzo Leopardi a Recanati
In definitiva si tratta di una riflessione di straordinaria acutezza e modernità che arriva a formulare la teoria non scontata che la poesia sia puramente impulso dell'anima, come espressione di passioni e di sentimenti personali da condividere con il resto dell'umanità.










martedì 26 maggio 2020

La casa di Salomone e la conoscenza dei secreti impulsi delle cose-STEP#19

La nuova Atlantide è un romanzo utopico, rimasto incompiuto, che fu scritto da Francesco Bacone, filosofo, politico, giurista e saggista inglese, nel 1624.

Francesco Bacone
Si narra la storia di 51 viaggiatori che, salpati dal Perù, naufragano nell'isola di Bensalem. Qui conoscono le abitudini e la cultura degli abitanti del luogo, i bensalemiti, che appaiono costituire una comunità all'avanguardia soprattutto a livello tecnico.
Frontespizio di un'edizione postuma
della Nuova Atlantide
Degna di nota è la parte che Bacone dedica alla descrizione di un'istituzione bensalemita: la Casa di Salomone o Collegio delle Opere dei Sei Giorni. La funzione di tale istituzione è resa molto chiara dallo stesso autore, il quale scrive: "mediante la conoscenza delle cause e dei secreti moti ed impulsi delle cose, le frontiere dell'impero umano si allargheranno".
Nel corso della descrizione Bacone passa in rassegna tutti quelli che sono gli aspetti su cui essa si basa: norme ben precise legate al concetto di scientia est potentia, (conoscere è potere), esperimenti relativi al prolungare la vita umana, studio di fenomeni atmosferici, allevamenti di pesci ed esperimenti acquatici,  sperimentazioni su piante per migliorare l'agricoltura e produrre nuove medicine, impulso alle arti meccaniche e a più sperimentazioni in ambito tecnico, la casa della matematica. Quelle che ho appena esposto sono solo alcune delle parti di questa grandiosa istituzione.
Il filosofo ha ben compreso quanto sia importante conoscere e quanto la conoscenza possa rendere potenti gli uomini.


Ma su cosa si basa il prototipo di conoscenza avanzato da Bacone all'interno della Casa di Salomone?
Illustrazione New Atlantis
Come ho già anticipato nel parlare della funzione dell'istituzione, lo stesso filosofo scrive che essa si basa su una conoscenza approfondita delle cause e degli impulsi delle cose. L'interrogarsi su tali aspetti, infatti, porta l'uomo verso la realizzazione di qualsiasi obiettivo. Gli stessi profeti in questa nuova società sono gli scienziati.
E' una visione fortemente innovativa quella di Bacone, il quale, durante il corso della propria vita, si era reso conto di quanto fosse importante andare a fondo nel significato delle cose, di quanto fosse indispensabile domandarsi su quali siano gli impulsi che tutto muovono, contrariamente al vivere passivamente la propria vita. Soltanto in questo modo si può diventare realmente potenti e allargare l'orizzonte umano verso una nuova società. Attraverso l'utopia della Casa di Salomone riesce pienamente a trasmettere un messaggio di fiducia e speranza nei confronti della tecnica e della scienza in generale, facendosi precursore della futura Rivoluzione Scientifica.




Bibliografia: Francis Bacon, La Nuova Atlantide, BUR Rizzoli Editore

Guardare al futuro

  Symbolum CI., Futurum indicat (c. 3O3r : p. 713 ; mm 152 x 124)

"FUTURUM INDICAT", rivela il futuro

La conoscenza del futuro ha intrigato l'uomo sin dalle origini, dando un forte impulso verso quelle discipline che oggi sono conosciute come divinazione e futurologia.

Saavedra Fajardo, diplomatico spagnolo, realizzò nel 1649 Idea principis christiano-politici, centum symbolis. Tra questi, nel Symbolum CI  (simbolo 101) ritroviamo l'impulso del futuro, da sempre tema centrale in ogni ambito culturale.

Link:http://www.fondiantichi.unimo.it/FA/emblem01/saav101.html

lunedì 25 maggio 2020

Impulsi irrazionali e razionalità tecnica-STEP#18

"Ma contrariamente a quanto pensava Weber, analogo declino attende, secondo Severino, anche l'ideologia capitalista perché, se è vero, come scrive Weber, che:"il capitalismo può essere identificato con il temperamento o perlomeno con il controllo razionale di quegli impulsi irrazionali che sono l'istinto del 'profitto' e la 'sete di guadagno' anzi del massimo guadagno monetario possibile", il capitalismo ha solo moderato, non eliminato quell'impulso che, essendo "irrazionale" non può evitare di entrare il conflitto con la razionalità tecnica.
Umberto Galimberti
Finché la tecnica era abbastanza grande e pochi erano gli operatori animati da quell'impulso irrazionale, ma soprattutto modesti erano i mezzi tecnici in grado di distruggere la terra per soddisfare quell'impulso, poteva bastare la "disciplina" capitalistica, ma ora che la terra s'è fatta piccola, numerosi gli operatori e giganteschi i mezzi tecnici, il capitalismo si trova nella contraddizione di poter realizzare i propri scopi solo attraverso una progressiva distruzione della terra."
U. Galimberti, Psiche e Techne

Umberto Galimberti, filosofo, giornalista, psicanalista, sociologo e accademico, scrive nel 1999 Psiche e Techne, L'uomo nell'età della tecnica
Ho estrapolato una parte che, a mio parere, rende chiaro l'atteggiamento dell'uomo nei confronti della tecnica al giorno d'oggi. Il taglio di Galimberti è ben evidente: nelle poche righe da me riportate ritroviamo già una serie di rimandi ad altri autori, in accordo con il suo modo originale dalla forte tendenza all'interdisciplinarietà.  
Il concetto da cui parte il filosofo è in questo caso l'impulso irrazionale verso il profitto e la sete di guadagno.
Tale istinto rivolto, addirittura,  al "massimo guadagno monetario possibile" è stato in parte frenato dallo stesso capitalismo, seppure abbia continuato a persistere nella natura stessa dell'uomo.
Al contrario della tecnica antica, che riusciva a rientrare entro certi limiti, la tecnica contemporanea sembra aver trovato nella violazione stessa della natura il suo punto forte, andando a emancipare sempre di più l'uomo nella sua condizione di superiorità dal mondo animale.


Tale tecnica, dunque, appare perfetta per l'impulso irrazionale dell'uomo, che ritrova nello sfruttamento della terra e nell'applicazione di strumenti sempre più accurati e inquietanti la massima espressione del suo istinto primordiale.  Da sempre ne è stata l'essenza: gli ha permesso di estendere il suo dominio su tutta la terra; senza di essa non sarebbe sopravvissuto. Eppure ad oggi la tecnica, da sempre usata per dominare il mondo, diventa l'ambiente dell'uomo, subordinando le esigenze del genere umano a quelle di essa stessa.
Non a caso lo stesso Bacone aveva proclamato, secoli prima, "Scientia est potentia".
A questo punto l'irrazionalità dell'impulso rivolto al guadagno entra in conflitto con il mondo della tecnica ma, se a occhi esterni e in parte superficiali appare ancora una certa dualità, agli occhi del filosofo è rimasto un unico soggetto, l'apparato tecnico, che ha reso suoi predicati tutti i singoli soggetti.

Bibliografia: Umberto Galimberti, Psiche e Techne, L'uomo nell'età della tecnica, Feltrinelli editore

domenica 24 maggio 2020

Il Daimon come impulso creativo, Carl Gustav Jung

"Non sarà il
dèmone a scegliere voi, ma voi il dèmone […]. La
Mosè (o il nucleo solare), Frida Kahlo, 1945
virtù non ha padroni; quanto più ciascuno di voi la onora, tanto più ne avrà; quanto meno la onora, tanto meno ne avrà. La responsabilità, pertanto, è di chi sceglie. Il dio non ne ha colpa”

Platone, Il mito di Er


Il termine daimon (Δαίμων), oggi tradotto comunemente demone, non va confuso con l’idea di essere demoniaco che si ha dall’avvento del cristianesimo. Di etimologia incerta, il termine è forse legato al verbo "daiomai", che significa “spartire”, “distribuire”, che vorrebbe intendere che il demone è colui che “distribuisce, o assegna, il destino”.
Il concetto di "daimon" deve il suo successo a un'opera di Platone, il mito di Er, nella quale il filosofo descrive i tratti salienti del concetto che sarà poi centrale nella filosofia occidentale. La citazione che ho inserito a inizio post riassume in maniera chiara il significato che il filosofo dà al demone: un compagno dell'anima umana che ha lo scopo di ricordarle il suo destino e di far sì che venga realizzato.
C.G Jung

Molti secoli dopo saranno Carl Gustav Jung e J. Hillman a occuparsene, rendendolo uno dei cardini della psicanalisi. Seguendo il punto di vista del primo filosofo, il daimon è un'entità autonoma che risiede nell'inconscio, inspiegabile all'uomo. Il suo scopo diventa quello di stimolare l'anima che sta assistendo, in modo da spingerla verso aree inesplorate e nell'uso continuo dei talenti e delle abilità che ha a disposizione.
Esso è fuori ogni cosa che concerne la società, la famiglia, le regole da seguire nel rapportarsi agli altri. Il daimon è soltanto un archetipo dell'inconscio e, a tal proposito, Jung lo definirà un impulso creativo.
Il modo per sfruttare al meglio questo compagno di vita, secondo il filosofo, è quello di accedere a questo archetipo, dialogare con lui e cercare quel giusto equilibrio tra la vita in società e la sua espressione.
J.Hillman

Hillman, nel "Il Codice", condividendo il punto di vista di Jung, suo maestro, scriverà:
Prima della nascita, l’anima di ciascuno di noi sceglie un’immagine o disegno che poi vivremo sulla terra, e riceve un compagno che ci guidi quassù, un daimon, che è
unico e tipico nostro
. Tuttavia, nel venire al mondo, dimentichiamo
tutto questo e crediamo di essere venuti vuoti. È il daimon
che ricorda il contenuto della nostra immagine
, gli elementi del
disegno prescelto, è lui dunque il portatore del nostro
destino
”.
Notiamo, inoltre, un forte rimando al pensare per immagini che il filosofo definisce "fare anima" .


La memoria come attività immaginativa

Massimo Cacciari, filosofo, politico, accademico e opinionista italiano, ha trattato un argomento fortemente impegnativo e complesso partendo dall'esperienza di quello che fu un grande storico e critico dell'arte tedesco, Aby Warburg.
Aby Warburg
Nel corso della sua vita quest'ultimo si era occupato da sempre della memoria, interrogandosi soprattutto sui meccanismi che portavano a una riproducibilità di temi e concetti.
Essendo uno storico dell'arte aveva posto l'attenzione su "Le dejeneur sur l'herbe", di Manet, e andando a ritroso, anche grazie alla sua forte passione per i particolari, aveva riscontrato la stessa disposizione dei personaggi in una serie di opere di anni addietro. Tale circostanza lo affascinava non poco, poiché rivelava un'inconsapevolezza del ricordo, quasi una memoria inconscia.
Cacciari, dunque, rifletterà a partire dagli studi di Warburg, sul concetto di ricordo e di memoria, osservando come la visione di memoria riproduttiva (relativa a una riproducibilità fine a sé stessa) sia sbagliata. Al contrario, per il filosofo, si deve parlare di memoria come attività immaginativa, come un qualcosa che inventa immagini sulla base di precisi stimoli e impulsi creativi.
Massimo Cacciari
E' da questo che inserisce anche una riflessione sulla filologia: la parola filologia presenta la stessa struttura linguistica della parola filosofia ("amore per la sapienza"). Filologia rappresenta, quindi, l'amore per il verbo ("logos"), non una semplice mania fotografica e riproduttiva ma sentirsi chiamati da una parola e considerare questa chiamata come un vero e proprio atto d'amore. La relazione tra le due discipline è quindi fortissima, non a caso, Warburg, come dirà lo stesso Cacciari, si definì "filologo nato in Platonia".
Il filologo, infine, si rivolge alla memoria che lo richiama verso una dimensione trascorsa attraverso impulsi creativi e non a un passato morto e ormai lontano.
Si tratta di una visione molto interessante che continua il filo logico che Aby Warburg aveva intrapreso anni prima, forse compreso solo in parte.





Link:https://www.youtube.com/watch?v=y1THsvvv-NM

martedì 5 maggio 2020

Lo Stoicismo e il "primo impulso"

Lo Stoicismo è una corrente filosofica nata ad Atene nel 300 a.C., ad opera di Zenone di Cizio.
Si diffuse poi largamente in tutto il mondo il mondo allora conosciuto, influenzando anche il pensiero di molti uomini illustri.
La filosofia da lui concepita era organizzata in maniera sistematica seguendo la distinzione, già
presente nell'Accademia di Platone, tra logica, fisica ed etica.

Lucio Anneo Seneca, 
Busto in marmo di Seneca, scultura anonima
del XVII secolo, Madrid, Museo del Prado

Uno dei punti principali della loro dottrina relativamente all'etica consisteva nella teoria del "primo impulso","próte hormé". 
Come avevano già fatto molti e come faranno tanti altri dopo, gli stoici si interrogavano su quale fosse il primo impulso, appunto, della natura e dei viventi in generale.
Questo è quanto leggiamo negli Stoicorum Veterum Fragmenta (abbreviato SVD), raccolta di frammenti e testimonianze degli stoici, messi insieme tra il 1903 e il 1905 dallo storico tedesco Hans Von Arnim:
"Il suicidio di Seneca", 1871,  Manuel Dominguez Sanchez.
Olio su tela. Museo del Prado, Spagna

"Affermano che il primo impulso per l'animale è tendere a conservare sé stesso, perché la natura fa sì che l'animale si appropri di sé fin dal principio (oikeióuses autó tes phýseos ap'archés), come dice Crisippo nel primo libro Sui fini, dove dice che il «primo proprio» (próton oikéion) per ogni animale è la sua costituzione e la coscienza di essa. Infatti non sarebbe verosimile né che la natura facesse alienare un animale da sé, né che dopo averlo fatto non lo facesse né alienare né appropriare. Resta dunque da dire che dopo averlo costituito lo faccia appropriare a sé stesso: così infatti respinge le cose dannose e cerca quelle appropriate.
Ciò che alcuni [gli Epicurei] dicono, che il primo impulso degli animali vada verso il piacere, mostrano che è falso. Affermano infatti che il piacere, se mai esiste, è un prodotto successivo, quando la natura, dopo aver cercato le cose adatte, lo fornisce in sé e per sé alla costituzione: e in questo modo gli animali appaiono lieti e le piante fioriscono.
In nulla, affermano, la natura differisce riguardo alle piante e riguardo agli animali, perché pur senza impulso e sensazione amministra anche le prime, e d'altra parte in noi alcune cose avvengono in modo vegetativo. Ma poiché agli animali in più si aggiunge l'impulso, servendosi di esso vanno verso le cose proprie. Dunque per questi vivere secondo natura corrisponde a farsi guidare dall'impulso, mentre, dato che il logos è dato agli esseri razionali per una più perfetta costituzione, vivere secondo natura diventa per essi esattamente vivere secondo logos. Infatti questo si aggiunge come artefice dell'impulso" (SVF III.178).


                                           
Busto di Zenone di Cizio, copia di
epoca augustea (23 a.C. - 14 d.C. circa)
di un originale greco (III secolo a.C.) conservata al
Museo Archeologico di Napoli (inv. 6128)-
Foto di Paolo Monti, 1969.
Oltre a celare un'interessante polemica nei confronti degli Epicurei, seguaci di un'altra corrente filosofica, l'Epicureismo, il passo evidenzia un aspetto fondamentale: per gli Stoici il primo impulso consiste innanzitutto nell'appropriarsi di sé stesso, nell'accettarsi e desiderarsi e nel cercare di autoconservarsi
L'autoconservazione, trattata nello scorso post con Hobbes, riappare in un testo risalente a più di mille anni prima. Nonostante la distanza temporale, però, osserviamo che il tema resta lo stesso e con esso la riflessione circa l'importanza che l'impulso all'autoconservazione riveste nella vita degli esseri umani.


Sintesi finale-STEP#24

Impulso . Una sola parola, tanti significati. Non avevo mai avuto modo di pensare a quante e quali fossero le riflessioni e i concetti into...